LUNEDI DI CAMPIONATO

Dopo un leggero week end senza partite dei miei piccoli e di Alessandro eccoci in convocazione con gli esordienti lunedì sera. Faccio una corsa spietata per arrivare in tempo all’appuntamento al parcheggio e vederti almeno lì perchè so che poi in partita potrebbe essere difficile anche solo incrociare i tuoi occhi.

Esco dal dentista come una furia, anestesia su tutta la guancia destra e il labbro inferiore, mi sento gonfia, orribile e leggermente stupida, impacciata in ogni movimento del viso. Guido veloce fino a casa imprecando al traffico. Sospiro, entro in casa e congedo la nonna baby sitter in pochi minuti facendo cambiare Alessandro in altrettanti pochi minuti, io infilo le prime cose presentabili che raccatto nell’armadio, sistemo il trucco meglio che posso causa scarsa sensinbilita facciale e velocissima monto in macchina.

Sei lì che passeggi, bello al solito. Spengo la macchina e scendo, faccio uscire Alessandro e saluto rapida in generale, non ci incrociamo, forse ti evito io o forse tu, mi metto a parlare con altre persone che vedo meno di quella squadra, poi incontro una maestra della materna che sta andando via in auto e mi soffermo con lei un po’, quando poi lei parte e va via, guadagno il centro del parcheggio e mi passi dietro mi strinìgi il braccio, siamo vicinissimi, mi volto e ti guardo negli occhi rispondendo al tuo ciao.

E’ quasi tutto qui oggi, poco altro, ci dividiamo sulle macchine, io la mia la lascio lì al parcheggio e salgo con Vito e il figlio. E’ una bella partita e Alessandro gioca molto bene, a parte il gol annullato e la piccola lite con l’arbitro. A fine partita mi avvicino con gli altri allo spogliatoio, tu esci e mi racconti cosa ha fatto Alessandro con l’arbitro con il sorriso divertito. Come qualche partita fa, tu parli e io mi perdo a guardarti, non ti ascolto, cioè ci provo ma muoio sulle tue labbra, i tuoi occhi mi mangiano mentre parli e io ci casco, cerco di distrarmi dal magnetismo e sorrido poi parlo anche con l’altro mister per abbassare il livello magico tra noi. Te ne accorgi, lo so. Non va bene ma non posso fare altro.

Sono le dieci passate quando ti scrivo un messaggino per sapere se domani il nostro appuntamento è confermato, mi rispondi che ovviamente lo è, ma che mi scrivi domattina, ti stai facendo da mangiare, un veloce commento alla prestazione positiva di Alessandro e senza salutarci smettiamo di scriverci. Non la prendo benissimo, ma non importa. Verrà domani no? Qualcosa succederà…

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VENERDI’ HOT

  • Il programma di martedì cosa prevede?

  • Ti dico la verità: scegli te. Non vorrei essere troppo invadente. Se mi dici pizza ok. Se mi dici come l’altra volta ok. Se vuoi stare in macchina ok. Se vuoi andare in un motel ok. Scegli te.

  • Visto che sei tu quello da motel con le donne…senza che ci giriamo intorno, dammi l’indirizzo di dove vai di solito e ci vediamo in camera.

  • mica sono un puttaniere. Mai andato in un motel, ti giuro. Io vado solo con donne di classe.

  • E io non vado nei motel.

  • Per esempio te… E poi abito da solo, se vuoi ti presento casa, ma ripeto non voglio essere invadente, scegli te…

  • Infatti scherzavo, non hai senso dell’umorismo.

  • La stavo prendendo sul serio…

  • sei un maschio….tutti uguali

  • no io no, non sono uguale a nessuno, io una come te la faccio sentire donna perchè sei una donna. Va bhe basta con i complimenti, te ne faccio troppi.

  • scherzi a parte, va bene una pizza, poi vediamo, non è nemmeno essere invadente, ma ci hai messo quasi 3 anni a chiedermi di uscire, se la seconda volta che ci vediamo siamo in un letto abbiamo dato un’accelerazione alla cosa che sarebbe troppo falsata dai…lasciamo andare le cose come vanno.

  • sono d’accordissimo con te. cuore.

  • Fammi capire a che ora fissa l’amichevole Giulio martedi, poi ti confermo.

  • ok, guarda le convocazioni esordienti domani che c’è tuo figlio

  • lunedì sera giusto?

  • yes

  • ok

Non so cosa dovrei pensare esattamente dopo una conversazione così. Battute a parte, ruotare attorno alla nostra attrazione fisica è un discorso banale.

La maggior parte delle volte, e questa è una di quelle volte, fare ironia su qualcosa e ricamarci battutine continue nasconde sempre una mezza verità.

Sia io che te è evidente che ci infileremmo in un letto all’istante per amarci infinitamente. Scherziamoci pure sopra. Però io sono una persona lenta in queste cose e per prendere certe iniziative devo essere al limite del desiderio stanca che tu non ci abbia ancora provato per primo. In passato l’ho fatto ed ogni volta me ne sono pentita e soprattutto al mio partner non è mai piaciuto. Ai maschi piace fare loro, condurre tutto, mollare quando ne hanno voglia e inseguirti per prenderti quando ne hanno di più, prenderti, fare di te quel che vogliono, farti loro, farti sentire speciale grazie a loro.

Detto questo tra me e te c’è un foglio di carta velina leggero e colorato di un rosa semi trasparente che rende tutto etereo e sognante. Essere troppo fisici e materiale potrebbe rompere il foglio e rovinare tutto. La tua distanza di sicurezza è qualcosa di protettivo, di unico e di bello. Quello che vorresti fa a pugni con quello che è meglio fare, con la lentezza e delicatezza estrema che stai usando con me. So che mi dovrebbe fare felice, vuol dire che tieni a me, ma a tratti mi viene il dubbio di quanto tu mi voglia davvero.

Martedì ci mangeremo una pizza insieme e poi forse ci baceremo? O forse è troppo? Altro non può succedere dopo i ricami  di oggi sul motel… Ma potrebbe non succedere nemmeno questo, potrebbe restare tutto così com’è.

 

PIOGGIA FINE

Martedi mattina mi mandi un messaggino veloce con scritto “1 d’aprile” faccine arrabbiate come se piovesse e poi un po’ di cuori.

Mercoledì il nulla.

Giovedì mattina mi mandi un messaggio

  • fammi saper se per te è ok martedì sera

  • potrebbe essere ok, ti confermerò

Sto vaga perchè è passata una settimana in cui non mi hai chiesto di vederci anche se allo stadio avevi promesso di farti sentire. Ho voglia di vederti, tanta, annullerei impegni eventuali che non ho per stare con te, ma sto vaga.

Piove, di quella pioggia fitta e fine fine che ti entra nelle ossa anche se ti scivola sulla giacca e sopra gli stivali. Porto Alessandro ad allenamento, è qualche giovedì che quando torno dalla palestra dove lascio la sorellina tu non ci sei e io mi faccio tutta bella e carina per nulla. Oggi sono in total black super stretto con cappellino nero con visiera, trucco alla perfezione compensa i capelli bagnati dalla pioggia ma comunque lisci e ben fatti. Entro in campo e sei lì appggiato a vederti la partitella finale con Giulio. Un ciao di circostanza generale e ti guardo negli occhi. Anche tu hai un cappellino con visiera blu e anche tu come me sei senza ombrello.

  • Quanto sole oggi

  • vero?

ridi e sorridi, mi sistemo la visiera del cappellino.

  • mi hanno rubato l’ombrello oggi e ho tirato sù un cappellino al volo per non bagnarmi la testa

  • ti sei bagnata i capelli?

  • sono appiccicati

  • anche io stessa cosa, copro la testa

ci guardiamo un po’ sì un po’ no, ci mangiamo il più possibile, ma c’è anche Giulio lì con noi e si parla di altro, poi vai via, devi passare da tua mamma e poi tornare lì per il tuo allenamento. Non ci incrociamo più per oggi.

 

 

PESCIOLINO D’APRILE

Amichevole interna stasera tra la tua squadra e quella di mio figlio. Lo porto al campo e passeggio davanti al cancello quando arrivi tu, mi sfiori il braccio “ciao bella”.

E’ tutta qui la nostra partita stasera, niente di più. Vado via prima della fine per andare ad allenarmi, te ne accorgi, lo so.

Sono le nove e mezza quando ti mando un messaggino scherzoso da primo di aprile:

  • Ho pensato che è meglio che lasciamo perdere tutto quanto. Vederci, occhi a cuore e tutto il resto. Per me è troppo rischioso, boh forse nemmeno mi interessi in realtà come credevo. Pensavo fossi fatto diversamente, ho frainteso un sacco di emozioni. Neanche amici. Evitiamoci proprio. Ciao.

  • ?????????????????????

  • non sei d’accordo?

Non mi rispondi più. Passa un’ora e ti scrivo di nuovo, ti immagino sconvolto e pensieroso.

  • Matte…era un pesciolino d’aprile, non ci avrai creduto sul serio….

  • vai a cagareeeeeeeeeee, non ti ho risposto e ti dico perchè, pensavo questa ha fumato

  • dai non è durato neanche un’ora, come sei serio

  • non ti volevo rispondere perchè pensavo che qualcuno ti avesse preso il telefono, allora per non rischiare non ti ho risposto, mi domandavo se fosse seria o no, sbiancato

  • scuseeeee….ci avevi creduto

  • giuro in pieno, lo ammetto

  • hai sta fissa che mi prendono il telefono te

  • si di brutto

  • ti lascio in pace dai, buonanotte

  • me la paghi giuro

  • fra un anno però per il 1^ di aprile 2020

  • stronzissima ma ti voglio bene lo stesso

  • oppure dovrò mettere in discussione ogni cosa che dici da adesso in poi e non fidarmi

  • assolutamente no, e poi io mi fido di te….ma perchè te ne sei andata stasera???

  • avevo allenamento anche io

  • ahhhhh ok, comunque sto ridendo per prima, giuro ci sono rimasto malissimo, dovrebbe farti piacere, spero….

  • io non sono capace neanche se ci provo per uno scherzoa dire falsità….cuore

  • lo so, ma infatti dicevo, questa è pazza

  • è il contrario di quello che ho scritto per scherzo praticamente

  • io sono strafelice giuro, ho sofferto un attimo ma poi…cuore cuore cuore

  • più di un’ora non potevo dai

  • puoi non crederci giuro, ma stasera non ti avrei risposto, ma non avrei dormito, se non mi scrivevi te che era pesce di aprile

  • non avrei potuto era uno scherzettino breve

  • per fortuna

Conferma di cosa prviamo…serve altro?

 

SECONDA VOLTA ALLO STADIO

Domenica di partita in casa per la squadra cittadina, ho recuperato i biglietti omaggio e porto Alessandro e il suo amico allo stadio come la volta scorsa. Non ti ho avvisato, non lo sai che ci sono e penso che non te lo aspetti, sempre che ci sei, che ci vediamo e ci incrociamo, in tal caso so che ti farà piacere e so che ritaglierai un momentino per noi.

Passo davanti al bar fuori dalla curva dove ti ho visto la volta scorsa, ma non ti cerco, camminiamo spediti con i bambini verso l’ingresso per capire se possiamo entrare in curva con i biglietti della tribuna. Sei lì con Sally seduto ad un tavolino, avete lì due birre davanti a voi e chiacchierate, cerco di non essere gelosa, di lei non posso e non devo, un maschiaccio senza un filo di trucco appesantita da qualche kilo di troppo e i capelli tagliati troppo corti, seduta lì su quella seggiolina in ferro sprofonda indietro incrociando le gambe in malo modo spalancando le cosce. Mi vede lei, tu sei di spalle, mi chiama e saluta, il figlio non c’è, siete solo voi due, sospiro, ma mi fermo a salutare.

Mi sorridi e mi guardi negli occhi attraverso le lenti degli occhiali da sole, io li tolgo:

  • com’è andata la partita stamattina?

  • domanda di riserva?

  • male male?

  • abbastanza, ho saputo della tripletta di Federico stamattina da voi

  • si…era una giornata buona per lui, un miracolo quei gol, comunque fatti nel secondo tempo con le riserve della loro squadra

  • Bene dai, tu come stai?

  • tutto ok

  • ti volevo scrivere un messaggio prima per sapere se stasera vieni alla riunione, ma non sapevo dove fossi

  • e dove vuoi che ero? alla partita dei piccoli, sul campo da gioco

  • e non si sa mai…

  • comunque vengo alla riunione…dopo lo stadio di corsa, ma ci sono

  • dai… ho bisogno del tuo supporto morale

  • io te l’ho detto lascia perdere, fatti rimettere sul gruppo e ignora tutti

  • no no…basta

  • comunque tu sei diventato più paccaro di me

  • non scherzare per favore

  • e come no

  • guarda che io ti ho scritto per lunedì sei tu che non mi hai fatto più sapere nulla

  • l’allenamento poi era cambiato d’orario e finiva tardi, dai non è per quello

  • ah già è vero

  • va bhe noi entriamo, ciao

Ci rimani un po’ male e si vede…. entriamo e prendiamo posto in  altissimo sugli spalti verso destra lontano dagli ultras. Quando entri anche tu in curva passeggi con Sally sotto sullo spiazzo davanti al campo, ti dirigi al baretto, seconda birra per te e per lei, sospiro, vi osservo, non mi piacete anche se lei non ha speranze con te. La partita inizia e vai a prendere posto tra i tifosi e i tuoi amici. Ad inizio partita mi mandi un messaggino con un cuoricino esattamente come la volta scorsa, ricambio con un sorriso a guancette rosse.

A fine primo tempo ti prendi una terza birra e sali sù dove sono io, i bambini sono in fila per l’hot dog, siamo io e te. siamo vicinissimi, seduti uno di fianco all’altra, mi guardi, ti guardo, mi sorridi e ti sorrido, indossiamo entrambi gli occhiali da sole, è una giornata calda e soleggiata, ma sotto le lenti gli occhi hanno la forma a cuoricino e lo sappiamo tutti e due. Passa ualche minuto di nulla, il tempo si ferma, il cuore batte, lo stomaco si chiude, io e te stiamo su una nuvoletta rosa beati a guardarci. Eternizzerei il momento, era una vita che non mi sentivo così…

  • allora quando ci vediamo?

  • sei tu quello super impegnato…dimmi tu

  • questa settimana?

  • se va bene a te per me è ok

  • ok allora domani ti scrivo due giorni liberi e mi dici tu come sei messa e quale preferisci, ok?

  • va bene…

Ci guardiamo imbarazzati e parliamo d’altro, stanno salendo i bambini, mi offri un po’ della tua birra, mi mangi, mi sorridi, mi divori, poi appoggi la tua mano sulla mia gamba in una carezza e poi in pizzico e un’altra carezza, mi sorridi e ti alzi per andartene…

Ci vediamo alla riunione dopo la partita, si rende necessaria dopo le parole forti e le critiche ricevute come società dopo la partita del mattino e le convocazioni. Sono le sei e ci sediamo vicini, ci guardiamo di continuo, sorridi ma sei nervoso e soprattutto hai addosso una birra di troppo e lo sai. Le nostre ginocchia si cercano, si toccano e si lasciano varie volte. Quando cominciamo a toccare argomenti pericolosamente caldi anche tu ti infiammi, ti trattieni dal dire ogni cosa che ti passa per la testa, ascolti un po’, io ti guardo di sfuggita come a dirti “calma”. La riunione finisce e ci salutiamo velocemente, io per oggi ti ho avuto abbastanza., farti mio mi piace.

IL TUO SABATO NERVOSO

Le tre di pomeriggio di un sabato leggero quando sul gruppo della tua squadra fioccano delle polemiche per delle non convocazioni alla prossima partita di domattina, ti indigni e abbandoni il gruppo, gesto forte, ti immagino arrabbiato che cammini per la casa con una sigaretta in mano, lanci il telefono sul divano, sorrido. Ti scrivo. Ti calmo, lo so, me l’hai anche detto, di poco, ma mi basta per farti poco poco mio, è un po’ una rivincita su tutto quel che fai tu al mio cuore ogni volta che mi mordi. Finisco la conversazione scrivendoti se dopo passi alla partita di Alessandro, con un cuoricino mi rispondi di sì.

Arrivi a partita iniziata, stai un po’ vicino al mister, dopo ti sposti vicino a Lucio a commentarti la partita, ci guardiamo, salutiamo e sorridiamo, c’è anche mio marito in giro e stai a distanza di sicurezza, ormai anche da lui.

Finita la partita lui va a casa con Ludovica mentre io resto lì ad aspettare che Alessandro finisca la doccia ed esca dallo spogliatoio. E’ il nostro momento. Siamo lì con gli altri dello staff, ma tu mi stai appiccicato, a tratti ci siamo solo noi, gli altri si auto avvolgono in una nebbia soffusa, mi mangi, ma non solo in effetti…Mi sei di fianco e mi dai un paio di colpi con il fianco mentre sono appoggiata al muro dello spogliatoio, mi guardi e ti guardo, a tratti penso qua si accorgono come ci guardiamo ed è finita. Si parla della polemica esordienti, c’è anche la tua dirigente che telefono alla mano controlla i messaggi che continuano sul gruppo e tu sei curioso di conoscere essendoti cancellato. Poi il tuo abbraccio leggero, ormai i tuoi contatti fisici con me aumentano sempre di più rimanendo comunque abbastanza discreti. Ma dal nulla totale di prima immerso nell’imbarazzo siamo almeno passati al qualcosina infuocato e ancora sospirato e costantemente imbarazzato.

Tuo padre si rivolge a me per sapere in quante partite della sua squadra si sono fatte convocazioni selettive ricollegandosi alla polemica esordienti, c’è anche il suo dirigente, ma lo chiede a me, allora tu fai la battuta:

  • oh ormai non gli chiede più niente a lui, sei stata promossa nuovo dirigente 2008

  • no, no io sto bene con i miei piccolini…

Appoggi la tua mano sulla mia spalla, mi tiri a te in una abbraccio laterale, indosso una giacchina di pelle nera stretta, ma slacciata e visto il caldo primaverile sotto ho solo una maglietta a maniche corte, svasata sulle spalle, le dita della tua mano destra riescono a sfiorare proprio la pelle nuda tra il collo e la spalla, un brivido mi attraversa il busto e raggiunge il cuore irradiandolo piano, mi sembra tu te ne accorga, ti guardo negli occhi e muovi le dita in una carezza sulla pelle che dura un paio di secondi, ma come al solito a me sembra un’eternità, mi sembra che il tempo si fermi e tutt’attorno scompaiano tutti quelli che sono lì….anche questa volta la mente vola attaccata al cuore immaginandoci soli davvero, io che mi tolgo la giacca e mi stringo nelle tue braccia, prima ci guardiamo e poi ci baciamo a lungo. Invece tutto finisce lì, sposti la mano e torniamo a parlare di altro. Alessandro esce dalla porta dello spogliatoio e si va a casa. 

FREDDEZZA PARTE TERZA

Non prendo una terza palla di neve in faccia solo perchè sono uscita dal campo innevato, ma continua a fare moolto freddo in quetsa tormenta disperata e a me il freddo non piace neanche un po’. Resisto diversi giorni, ben 4 senza sentire un briciolo di tepore. Il mio corpo comincia ad abituarsi stancamente, il cuore invece fa fatica e non neè capace, ne ora  ne lo sarà mai. Mi manchi.

Giovedì sera gioca Alessandro fuori casa, il campo è quello del paese dove vivi tu, sarebbe da criminali di palle di neve cosmiche non passare alla partita.

La partita è orrenda, il clima peggio, la pareggiamo tra diverse polemiche e tante liti fuori e dentro il campo. Non ti vedo. ll corpo gela, ha bisogno di te e del tuo calore per stare meglio. Sono ormai rassegnata al fatto che non verrai e me ne sto seduta al mio posto con un musetto triste da cagnolino dimenticato nella tormenta fuori casa quando improvvisamente ti sento avvicinarti, sento la tua voce in lontananza dietro di me, io non ti ho visto per tutta la partita, ma tu sì e dopo aver salutato  con un ciao generale tutti quelli in piedi vieni lì dove sono seduta io accanto al tuo dirigente. Prima la saluti e le dici alcune cose tecniche noiose poi cerchi i miei occhi che non ti concedo e saluti me con un ciao seguito dal mio nome, il tuo tono è sospettoso e il mio freddo. Non ti guardo e non mi muovo da lì finchè non ti allontani. Poi vai verso tuo padre, il mister, che esce dagli spogliatoi in quel momento, mi risollevo dal seggiolino degli spalti non sapendo bene cosa fare, passeggio sofferente evitandoti, tu ti accorgi e sento i tuoi occhi sù di me, vuoi mordermi, ecco lo percepisco. Ma dov’eri? Non ti ho visto tutta la partita e non ho sentito neanche la tua presenza. Ecco il freddo mi stava congelando il cuore, penso. Eppure adesso ti sento fortissimo, a qualche metro di distanza, posso sentire il tuo desiderio, quella fame che viene davanti ad una tavola imbandita. Ti metti a parlare con altre persone e io mi avvicino al mister per chiedere alcune spiegazioni su Alessandro in campo, l’ho visto arrabbiato. Arrivi, lo sapevo, mossa già fatta altre volte. Scusa per starmi vicino e assestare il colpo di grazia al cuore e farmi tua. Non posso girarmi ed andarmene anche se dovrei e ti starebbe proprio bene. Sei odiosamente meraviglioso quando ti prendi questa libertà di stritolarmi il cuore per giorni, congelarmi e poi a tuo piacimento accendere un fuoco caldissimo nello stomaco e farlo risalire verso l’alto dell’anima facendomi dimenticare tutto.

Questo potere che hai è pazzesco. Per un attimo io e te, tuo padre si gira  a parlare con gli altri, mi sei vicinissimo, pochi centimetri, inizi a parlare di qualcosa che non ricordo, mi racconti un episodio della squadra dell’anno scorso che io non ascolto, non ci riesco, mi stai incantando, mi tremano le gambe e mi manca l’aria per un attimo; tra di noi ci saranno 15 centimetri, ho voglia di baciarti, fossimo solo io e te anche questa volta accadrebbe, ma siamo in mezzo a troppa gente. E’ la prima volta che arrivi a questo livello…neanche quel lunedì mi era successa una cosa simile, bloccarmi il respiro, mi mangi a piccoli morsi lenti e intensi, passi dai miei occhi alle mie labbra in una danza di sguardi…ti avvicini ancora di più, mi mangi e mi respiri, mi sembra di sentire che mi porti via profumo dalla pelle, sei lì solo per farlo tuo, sento quanto ti piace il mio zucchero, si mischia bene a quel sentore di tabacco che hai appena fumato, non so come sia possibile ma sembra proprio così, in un gioco di compensi strano. Mi hai riaccesa, scaldata e stretta fortissimo. Mi hai quasi spaventata in realtà. Cerco il modo di scappare, è troppo così, potrei davvero stare male. Ti accorgi che non capisco più niente, ma non affondi l’ultimo morso solo perchè con coraggio riesco a staccarmi dai tuoi occhi e fare qualche passo lontano da te, stai ancora finendo d parlare, poco importa non ho sentito una parola.

Prendo una boccata d’aria avvicinandomi ad altre persone che parlano di nulla, riemergo e sospiro, sono salva. Ci guardiamo a distanza di sicurezza. Sai cos’hai fatto, sai cosa sei riuscito a provocare, ne sei compiaciuto. Sai ora che puoi permetterti il gelo e le palle di neve per giorni, tanto poi in 7 minuti mi bruci di te.

Venerdi mattina hai anche il coraggio di mandarmi un bacio e un cuore, sai cos’hai fatto ieri,ecco che lo sugelli senza parlare, ti rispondo con un paio di cuori, ci vedremo stasera all’allenamento concatenato, sempre che arrivi in tempo per darmi un morso, ma qualcosa mi dice che non puoi perdertelo, ti dà troppa soddisfazione.

Lucio arriva con la squadra in campo intorno alle sette, manca ancora un quarto d’ora alla fine del nostro allenamento, tu non ci sei, lo vedo bene. So che verrai, dopo ieri non può non essere così. Passano 8 minuti e compari in campo. Mi guardi da lontano, ti guardo anche io. Non ti avvicini finchè non finisce la partitella finale. Rompiamo le righe e con tutta la squadra ci portiamo verso l’uscita del campo per farvi spazio e guadagnare gli spogliatoi. Arrivi, sei dietro di me, sento il tuo respiro, sento i tuoi occhi su di me. Indosso un bel paio di jeans strappati, che mi disegnano il corpo, il solito stivaletto marrone con un tacco medio largo e un maglioncino affusolato sotto la giacca di pelle. Mi vuoi, lo sento, aspetto ancora un attimo a girarmi e salutarti, resisto strategicamente. Ti avvicini ancora, una mano sul braccio, scivola in una mezza carezza verso la mano, respiri il mio profumo e mi saluti, come ieri aggiungi anche il mio nome, vuoi me, che mi arrivi il messaggio dritto al cuore. Ti guardo negli occhi e faccio lo stesso, ti saluto per bene aggiungendo il tuo nome, ci sorridiamo, scuoti la testa e mi chiedi se va tutto bene, annuisco. Hai voglia di far sparire tutti da quel  campo e startene con me, lo sento, io farei lo stesso ad avere una bacchetta magica. Calore ristabilito, luna primaverile in modalità on. Ti sorrido di nuovo e dopo aver raggiunto il mister lasciamo con tutta la squadra il campo.